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Dibattito lungo e sentito sulle politiche per il centro

18 marzo 2011

Pubblicato in: Comunicati

Sala gremita e dibattito a più voci nella serata di martedì 15 marzo, organizzata dal PD di Cesena, per discutere delle politiche del centro storico. In chiusura il sindaco Lucchi ha ribadito quali sono le motivazioni delle scelte di questa amministrazione e cosa, in un futuro a medio termine, ha previsto per il modello del nuovo centro.

In apertura Enzo Lattuca, consigliere comunale e segretario del PD, ha ricordato come «il partito si deve far carico di prendere in esame le esigenze di tutti i portatori di interesse».

Edoardo Preger, architetto urbanista già sindaco di Cesena, ha delineato il quadro di espansione della città, a partire dal piano del 1977. Che includeva l’arresto dell’esodo dei residenti, la riqualificazione delle aree tematiche quali Piazza della Libertà e la Val d’Oca, il mercato coperto, i giardini pubblici. Si era già previsto di eliminare il traffico di attraversamento, trasferendo i parcheggi oltre le mura. «Oggi la città va ricompattata, il 95% della popolazione vive fuori dal centro. Sono cambiati gli equilibri funzionali, va tutelata la residenza per garantire la vita anche quando le saracinesche delle vetrine si abbassano. Quali obiettivi? Rafforzare gli elementi strutturali, mettere in campo più iniziative, recuperare i palazzi storici. Io sogno un albergo in centro, si potrebbe pensare al Roverella».

Sono intervenuti, per portare l’esperienza di altre realtà, anche Giovanni Monti, presidente Legacoop Ravenna, «è il pluralismo delle forme economiche che consente di competere nella qualità della vita dei cittadini», e Andrea Gnassi, candidato sindaco a Rimini, «non c’è un pezzo di città che ce la fa se alle spalle non si struttura un’idea di città complessiva».

E poi a ruota libera le associazioni di categoria. Per Graziano Gozi, Confesercenti, il centro tende a svuotarsi dei negozi autonomi, e si riempie di studi professionali e catene in franchising, fenomeno che va ostacolato. Augusto Patrignani, Confcommercio, ha rimarcato l’idea che se il commercio si spegne, poi si spegnerà il centro storico stesso. E Roberto Sanulli, Cna, ha evidenziato la necessità di riportare le botteghe nel centro, suggerendo l’ipotesi di vetrine a rotazione, per lanciare gli artigiani locali.

«Anche il quartiere deve creare occasioni di confronto -lo afferma Sandro Soldati, presidente del quartiere Centro Urbano- e i gestori locali devono mettere in campo più iniziative». Lo stesso sotiene Matteo Brighi, consigliere comunale, «il centro storico muore se non attira la gente».

La parola anche al comitato Amici della Bici, «25 anni fa in un nostro volantino invitavamo le persone a cambiare stile. Rendiamoci conto che si sta discutendo di soli 500 metri. Dobbiamo recuperare le giuste proporzioni, con i piedibus e i servizi pubblici. Un’auto in meno sono soldi che si possono destinare ad altri consumi. I commercianti forse dimenticano che non si va in bici nei centri commerciali».

Anche una portavoce del gruppo dei commercianti: «Il progetto del sindaco si fa scudo del piano di mandato, ed è improponibile».

Sindaco che ha ascoltato tutti gli interventi, e poi ha tratteggiato la sua idea di centro storico.

«Il dibattito è lo stesso da anni, è necessario fare passi avanti. Per dare maggiore impulso al nostro centro commerciale naturale quel che serve è un grande magnete alimentare, con il foro arriverà. Tra 17 mesi porterà vantaggi a tutti. Inoltre è necessario un contenitore culturale. Per quel che riguarda i parcheggi, ce ne sono in totale 1880, un terzo sempre liberi. Gli scambiatori funzionano oltre le nostre aspettative, circa 500 utenti in media. Abbiamo previsto un terzo polo scambiatore a Ponte abbadesse, con 180 posti auto. La richiesta dei cittadini non è infatti di parcheggi, ma di servizi. Dobbiamo cercare la gente che vuole maggiore qualità della vita. L’amministrazione ha il dovere di decidere e noi lo faremo».



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