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Le proposte del PD per le micro e piccole imprese

25 ottobre 2011

Pubblicato in: Comunicati

Lunedì 24 ottobre all'Hotel Casali l'Onorevole Paola De Micheli, responsabile micro e piccola impresa PD nazionale, ha ascoltato gli interventi delle associazioni di categoria e dei piccoli imprenditori locali, e ha poi sintetizzato le proposte del PD per il settore. Innovazione, sistema comune tra istituzioni e imprese, sburocratizzazione, riduzione dei costi, i temi caldi affrontati nella serata.
Prima l'iniziale saluto di Daniele Zoffoli, segretario territoriale del PD: «affrontare il tema del convegno in questo territorio è fondamentale perché la nostra provincia vanta un'impresa ogni nove abitanti. Il PD è l'unico partito che ha messo mano in modo serio alla materia presentando un disegno di legge. Si devono diminuire gli aspetti burocratici che causano più impedimenti, si deve privilegiare l'innovazione e la ricerca». Lo stesso ha rimarcato Lorenzo Gasperoni, responsabile economia PD cesenate: «il sapere tecnico scientifico e le innovazioni devono sostenere l'economia, con un unico sistema tra governo, istituzioni, parti sociali e imprese».


Poi Alberto Zambianchi, Presidente Camera di Commercio ha illustrato i dati del territorio: in provincia si contano 390 mila abitanti e 49 mila imprese iscritte, di cui 40600 attive, quasi 5000 non hanno nemmeno un dipendente. Nell'ultimo periodo per il commercio sono calati i volumi delle vendite al dettaglio, un po' meglio la grande distribuzione. Per il turismo è stata invece una buona annata. Mentre hanno chiuso 12 sportelli bancari, gli istituti di credito vivono infatti una fase recessiva, stretti fra una duplice morsa: cala la raccolta (un numero sempre più alto di famiglie fatica ad arrivare alla fine del mese) e sono obbligati ad accantonamenti più alti.

Per Stefano Bernacci, Confartigianato, «oggi ci sono imprese con fatturati in aumento ma margini ridotti, che non hanno liquidità sufficiente per garantire la provvista necessaria per alimentare il circuito economico, imprenditori che non prendono lavori perché non sono sicuri di ottenere il pagamento. La piccola impresa non è un'anomalia, ma una realtà del sistema. Creare lavoro vuol dire mantenere le imprese, mantenere le imprese vuol dire creare lavoro». No secco al metodo al massimo ribasso e il superamento del patto di stabilità, è la ricetta di Roberto Sanulli, Cna: «Abbiamo bisogno di avere gruppi che si mettono in condizioni di accompagnare realmente le imprese che stanno crescendo, creando reti di imprese». Dopo una serie di altri interventi, tra cui Maddalena Forlivesi, Confapi, e Bruno Piraccini, Presidente Fondazione Cassa Risparmio, è giunto il contributo dell' Onorevole De Micheli.

«In Italia serve prima di tutto un'operazione verità sullo stato dei conti pubblici. Non siamo in grado di fare nessuna spesa pubblica per la crescita perché in tre anni si è generato nuovo debito per 270 miliardi. Il Paese stagna da dieci anni. Nel frattempo i grandi patrimoni si sono sempre più concentrati in poche mani. L'errore è stato proprio questo: non orientare nessuna scelta verso la crescita, verso la creazione delle condizioni per spingere gli imprenditori a rischiare».

Ha anticipato alcuni punti del documento in preparazione per la conferenza nazionale di Monza, il cui obiettivo è creare le condizioni per tale crescita, «definendo i valori di un grande patto con le imprese: nuova fiscalità e lotta all'evasione; riforma della Pubblica Amministrazione con procedimenti unici semplificati, sblocco dei pagamenti degli enti locali. Poi fondamentale il cambio del patto di stabilità per consentire agli enti locali di fare investimenti». Sempre in tema fiscale introdurre bonus su ricapitalizzazione imprese e nuove assunzioni. Sul sistema del credito-banche: ripristinare il fondo di garanzia che è stato dimezzato. Inoltre per ricreare le condizioni e le opportunità per il sistema imprese italiano restituire credibilità alla politica iniziando a realizzare le proposte del PD di riduzione dei costi e dei privilegi della politica.
«Ma il primo passaggio per avviare il cambiamento -ha chiosato-, è prima di tutto il cambio politico con le dimissioni di Berlusconi e del suo governo».


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