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Lattuca sullo spettacolo di Castellucci: tenere lontano la nebbia della censura

23 gennaio 2012

Pubblicato in: Comunicati

Si è già discusso troppo dello spettacolo di Romeo Castellucci "Sul concetto di  volto nel figlio di Dio". Le inquietanti intimidazioni e le assurde polemiche che stanno accompagnando da Parigi a Milano lo spettacolo non sono una forma di pubblicità non convenzionale. La compagnia Societas Raffaelo Sanzio  non ne ha certo bisogno.  C'è qualcosa di preoccupante che non può sfuggire a chi difende la cultura dei diritti del vecchio continente.
Le esternazioni della segreteria di Stato del Vaticano, le manifestazioni dei lefebvriani, le lettere intimidatorie alla compagnia, i giovani integralisti della Milano capitale della cultura contemporanea italiana, rappresentano una coltre di nebbia che si alza su almeno due secoli di cultura giuridica.
Ho ritenuto necessario intervenire perché percepisco l'arrivo di questa umidità oscurantista anche nella nostra Cesena, la città madre della compagnia incriminata. Da alcuni giorni si sono moltiplicati editoriali e corsivi dal vago sapore di censura e in Consiglio comunale si vocifera che esponenti del Pdl siano pronti ad una interpellanza per chiedere conto dei finanziamenti pubblici che il Comune destina alle realtà come la Raffaello Sanzio, insinuando magari la necessità una valutazione preventiva sui contenuti.
È bene allora respingere per tempo quello che sarebbe un attacco alla libertà di manifestazione del pensiero attraverso la forma nobile dell'arte. La Costituzione repubblicana all'art. 21 sancisce la libertà del pensiero e delle sue manifestazioni fissando come unico limite il "buon costume" da intendersi  come "pudore sessuale" e non certo come "morale comune" secondo l'interpretazione della Consulta. Se ciò non bastasse l'art. 33 rafforza il concetto e l'intensità del diritto con una formula sublime "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento". Su questi principi non si discute.
Tutte le altre considerazioni sono opinioni, di relativo o irrisorio valore, che rientrano nella soggettività del rapporto tra singolo e manifestazione culturale. Farebbe sorridere, se non ci fossero in ballo principi fondamentali, l'accusa di blasfemia per uno spettacolo che nelle intenzioni dell'autore si ispira al cristianesimo più profondo. Forse i censori non hanno compreso l'arte di Castellucci. La quasi totalità di loro lo spettacolo non l'ha neppure visto. Per criticare senza rinunciare alla serietà è necessario vedere con i propri occhi. Per difendere la libertà del teatro e il diritto di mettere in scena lo spettacolo non serve invece averlo visto. È sufficiente non farsi offuscare da quel ritardo culturale che a Cesena è minoritario e che terremo lontano.


Enzo Lattuca, consigliere comunale PD


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