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Il decreto legge sulla spending review rischia di soffocare il terzo settore

26 luglio 2012

Pubblicato in: Comunicati

"Il decreto sulla spending review rischia di soffocare il terzo settore e di ostacolare le persone svantaggiate nella ricerca del lavoro. Determinando, tra l'altro, un impatto diseconomico sull'obiettivo dichiarato di razionalizzare la spesa pubblica". È quanto denuncia il Consigliere regionale Damiano Zoffoli che, facendo proprio il grido di allarme lanciato da VITA.it, Federsolidarietà e CdO opere sociali, ha rivolto un'interrogazione alla Giunta regionale, in cui cita i commi 6, 7 e 8 dell'articolo 4 del DL 95/2012 ("Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini"), per chiedere se siano state valutate le drammatiche conseguenze che l'applicazione del combinato disposto dei commi comporterebbe al sistema di welfare dell'Emilia-Romagna, e cosa intenda fare per modificare tale previsione, tenendo conto della peculiarità dei servizi in oggetto, che sono servizi alla persona, e salvaguardando la molteplicità di rapporti contrattuali che la pubblica amministrazione intrattiene col Terzo settore. Anche per evitare di produrre un caos territoriale, con gli Enti locali costretti ad azzerare le convenzioni in essere, e quindi con costi molto più alti dei risparmi che si pensa di poter raggiungere. "Pur condividendo l'obiettivo, dichiarato dal Governo Monti, di eliminare gli sprechi e contenere la spesa pubblica, procedendo non con tagli lineari, ma con interventi strutturali rivolti a migliorare la produttività della pubblica amministrazione, - sottolinea il Consigliere Zoffoli - i citati commi del decreto sulla spending review sarebbero un duro colpo ad ogni applicazione concreta del principio di sussidiarietà, orizzontale e verticale. In sostanza si mortificherebbe l'iniziativa dei cittadini e si ingesserebbero in esorbitanti procedure competitive attività che non hanno alcun rilievo economico, ma sono rivolte alla cittadinanza, creano capitale sociale territoriale e legami di comunità".
Una realtà viva e vitale in Provincia di Forlì-Cesena che, solo per quel che riguarda la cooperazione sociale, conta 110 cooperative, con oltre 4.440 addetti e un giro d'affari di 217 milioni di euro (dati 2010 Unioncamere Emilia-Romagna). Si pensi, ad esempio, alla Cooperativa CILS di Cesena che, fondata nel 1974 per favorire l'inserimento di persone con disabilità in un lavoro vero, stabile e remunerato, è riuscita a coniugare efficienza, qualità, produttività e solidarietà, e conta oggi circa 400 lavoratori dipendenti.
Lo strumento dell'appalto pubblico, secondo il decreto in discussione, diventerebbe infatti l'unica forma di acquisizione di servizi per le pubbliche Amministrazioni. Ciò senza salvaguardare le prerogative di legge previste per le cooperative e le imprese sociali, e impedendo ad altri soggetti non profit di poter continuare ad offrire, a costi contenuti, qualificati ed efficienti servizi per la collettività, e occasioni di lavoro per le persone svantaggiati.
"Le organizzazioni del Terzo settore si sostengono grazie ad un insieme di strumenti, che vanno dalle convenzioni e dagli affidamenti diretti dal pubblico, al finanziamento di progetti specifici fino alla raccolta fondi di privati, e sarebbe un errore privarle anche di una sola di queste fonti. È indispensabile che sia riconosciuta la funzione di tutti quei soggetti che, senza scopo di lucro o comunque con scopo mutualistico, costituiscono una parte importante del sistema di welfare del nostro Paese. Non si tratta, infatti, di costi da tagliare, ma di risorse importanti, da preservare" conclude il Consigliere Zoffoli, preoccupato per gli effetti pratici che l'applicazione di questa norma potrebbe avere in campo socio-sanitario.


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