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Enzo Lattuca apre la campagna elettorale di Bersani a Roma

17 gennaio 2013

Pubblicato in: Comunicati

Enzo Lattuca, candidato del PD cesenate al Parlamento, ha aperto la campagna elettorale di Pierluigi Bersani, intervenendo oggi pomeriggio a Roma durante l' incontro con i nuovi elettori. In un teatro gremito, Lattuca, assieme ad Anna Ascani, 25enne di Perugia e Valentina Paris, 31 anni, di Avellino, tutti e tre vincitori delle primarie nelle proprie regioni, ha raccontato ai tanti ragazzi presenti cosa significhi per lui la politica, e cosa significhi militare nel Partito Democratico.
L' intervento si è sviluppato partendo da Cesena: «Ricordo la mia mano che tremava nella cabina elettorale del seggio 87 del Comune di Cesena. Cesena è la città dove sono nato e dove ho trascorso i miei ventiquattro anni. Una terra, la mia terra, operosa e solidale, dove si sta bene perché tutti stanno almeno un po' bene. Una terra di cui porto sulle spalle tutto lo spirito. Una comunità, quella del PD cesenate, che con il voto delle primarie mi ha messo davanti ad una nuova prima volta, e qui di fronte a voi non è solo la mia mano a tremare».
Dopo aver parlato di scuola, lavoro e democrazia, rivolgendosi ai ragazzi in sala Lattuca ha quindi concluso esortando a darsi da fare: «Ragazzi, c'è bisogno di noi, di tutta la nostra intelligenza, di tutto il nostro entusiasmo, di tutta la nostra forza. Quando incontreremo i nostri amici e i nostri coetanei in queste settimane di campagna elettorale, guardando loro negli occhi, chiediamo a ognuno di loro, con le parole di un grande poeta, "Continuerai a farti scegliere? O finalmente sceglierai?"».


IL TESTO INTEGRALE

  Ricordo la mia prima volta, l'emozione del compiere un gesto che è insieme espressione di un diritto e di un dovere, l'emozione di sentirsi per la prima volta cittadino fino in fondo.
Ricordo la mia mano che tremava nella cabina elettorale del seggio 87 del Comune di Cesena.
Cesena è la città dove sono nato e dove ho trascorso i miei ventiquattro anni. Una terra, la mia terra, operosa e solidale, dove si sta bene perché tutti stanno almeno un po' bene.
Una terra di cui porto sulle spalle tutto lo spirito. Una comunità, quella del PD cesenate, che con il voto delle primarie mi ha messo davanti ad una nuova prima volta, e qui di fronte a voi non è solo la mia mano a tremare.
Sento un grande senso di responsabilità. Rappresentare questa nazione con disciplina e onore come richiede la nostra Costituzione. Non potrei sopportare questo peso se fossi da solo.
Ho sempre vissuto l'impegno politico come uno sport di squadra sin da quando ai tempi del liceo ho abbandonato uno sport individuale come il nuoto per dedicarmi alla rappresentanza degli studenti.
È solo la dimensione collettiva quella che può portarci fuori dall'egemonia culturale del berlusconismo. Non se ne esce con l'ambizione dei singoli ma con uno sforzo di gruppo. Uno sforzo di sollevamento, come quello fatto a Cesena per prendere fisicamente in braccio il segretario Bersani, che solo il nostro partito sa fare.
Non ho mai fatto della mia giovane età una bandiera. Il giovanilismo non serve, e il cambiamento non si dimostra con la carta d'identità. Ma il nuovo Parlamento non potrà fuggire di fronte agli interrogativi che rendono inquietante il futuro della nostra generazione.
La disoccupazione giovanile è a livelli stratosferici, il debito pubblico sta come una spada di Damocle sul nostro avvenire, e nella società italiana molto spesso il merito viene confuso con la condizione economica della famiglia di provenienza. Il Partito Democratico non vuole rassegnarsi a questa decadenza fatta solo di tagli a scuola, università, servizi sociali, e di rigore. Non siamo intenzionati a rinunciare ad un welfare state che metta tutti di fronte a pari opportunità, non vogliamo rinunciare al compito costituzionale di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini.
Ci hanno raccontato il contrario, ma esiste ancora una differenza tra destra e sinistra. E sempre esisterà fino a quando ci sarà una sola disuguaglianza contro cui lottare.
Non racconteremo favole, lo ripete spesso Bersani, ma saremo pancia a terra, con la schiena dritta e con la testa alta (come sul tappetino del Twister) per sollevare l'Italia da questa condizione in cui dieci anni di governo di destra l'hanno lasciata.
I pozzi sono avvelenati. La fiducia dei cittadini e soprattutto dei giovani nei confronti della politica tutta è ai minimi storici e non è difficile comprenderne i motivi.
Ma l'astensione è un lusso per ricchi e l'indifferenza il più grave attentato nei confronti della democrazia. Troppi sono coloro che, come gli indifferenti di Gramsci, non si chiedono "se avessi anch'io fatto il mio dovere? Se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?" e che "non si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio".
Ragazzi, c'è bisogno di noi, di tutta la nostra intelligenza, di tutto il nostro entusiasmo, di tutta la nostra forza.
Quando incontreremo i nostri amici e i nostri coetanei in queste settimane di campagna elettorale, guardando loro negli occhi, chiediamo a ognuno di loro, con le parole di un grande poeta,
"Continuerai a farti scegliere? O finalmente sceglierai?".
Lo so oggi è difficile farlo, ma con le parole di Aldo Moro "oggi dobbiamo vivere. Oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà." "Camminiamo insieme perché l'avvenire appartiene in larga misura ancora a noi". L'Italia Giusta parte di qui. Buon primo voto!


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