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Intervento di Daniele Zoffoli all'assemblea straordinaria degli iscritti

24 aprile 2013

Pubblicato in: Comunicati

Sono state giornate drammatiche quelle passate negli ultimi giorni. Abbiamo tutti vissuto e stiamo tuttora vivendo la fase più complessa e difficile di un partito che si è mostrato incompiuto e fragile. Una situazione quasi irreale, che ci ha fortemente scossi, minando le convinzioni più profonde e raffreddando quella passione che abbiamo sempre ritenuto essere intoccabile, parte integrante del nostro dna.
Ma pur nello sconforto totale rimane ancora la convinzione che il PD non sia morto, vacilla, barcolla, ma è ancora in vita, anche se in molti, anzi in troppi, ad ogni livello, hanno tentato di brutalizzarlo. In alcune scelte si sono compiuti gravi errori di valutazione politica, bisogna riconoscerlo, ma in altri casi piccoli e grandi personalismi, logiche limitate e limitanti, opportunismi di vario tipo, l'hanno fatta da padrone nell'assumere o contrastare decisioni.
Siamo consapevoli che il PD sia in grave e grossa difficoltà, ma l'idea per la quale era stato creato è un'idea giusta, attuale, ancora utile al Paese. Ribadisco, il partito è ancora vivo, si tranquillizzino i nostri avversari politici. Dico questo perché la rabbia, l'indignazione di tantissimi militanti anche nel nostro territorio ci ha mostrato chiaramente che sono ancori vivi la passione e il desiderio di mantenere in piedi i valori che animavano il progetto del Partito Democratico. Meglio la rabbia della rassegnazione e dell'indifferenza.

Sono stati mesi difficili, con primarie che hanno per i toni assunti contribuito a creare più che dei militanti, delle tifoserie, che hanno perso di vista i veri avversari: il centrodestra e il populismo di Grillo. Ci sono stati troppi strascichi, ci si è confrontati più a livello di insinuazioni ed accuse che di idee.
La mancata vittoria alle elezioni, con la sola maggioranza alla Camera, e il non avere i numeri per governare hanno messo a nudo tutte le criticità, le fragilità all'interno del Partito.

Necessario ma senza speranza il tentativo di formare il governo da parte di Bersani. Un tentativo stretto nella morsa di non dovere cercare accordi con il centrodestra e l'impossibilità di poter aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle. Vorrei che fosse chiaro a tutti che un rapporto con il M5S è impossibile: Grillo non vuole riformare il sistema, ma è contro il sistema. Il suo obiettivo è spazzare via i partiti e non dialogare con loro, anche su punti dove la condivisione è totale.
Anche qui un po' di orgoglio, smettiamola di credere e di far credere che Grillo con il 24% rappresenti la totalità degli italiani. Non facciamoci prendere dalla sindrome di Stoccolma. Piuttosto non regaliamogli più le piazze, occupiamole noi.
Questa situazione così complicata, complessa, ha trasferito sulla nomina del Presidente della Repubblica un significato politico come mai era successo prima d'ora.
Qui sono stati commessi alcuni errori politici gravi, nel metodo e nel merito, avallando scelte fra loro contraddittorie.

Veniamo alla proposta Marini. Premetto che non ho assolutamente nulla da eccepire sulla figura di Marini, il quale ha un profilo politico e morale di spessore, avendo fra l'altro combattuto perché nel nostro Paese si vedesse realizzato pienamente il diritto al lavoro. Marini però non era la risposta giusta; in quanto figlia di un accordo con Berlusconi, cioè con colui che ha le maggiori responsabilità per lo stato in cui si trova questo Paese. Tutta la nostra base in modo compatto in questi mesi lo aveva ben chiaro: mai con Berlusconi e con questo centrodestra. Non dimentichiamo che questa era anche una candidatura che non solo aveva trovato un importante dissenso fra i nostri parlamentari, ma rompeva pure l'alleanza con SEL.
Io stesso, come del resto la totalità dei segretari della nostra regione e dello stesso segretario regionale Bonaccini, mi sono adoperato per segnalare ai nostri eletti e ai nostri dirigenti romani tutti i limiti politici della proposta Marini.
Parlavo anche di errori di metodo, che poi diventano sostanza: credo sia assolutamente sbagliato andare da chi, Silvio Berlusconi, qualche giorno prima in un comizio a Bari, aveva messo alla berlina i nostri candidati alla presidenza e dirgli "scegli tu il nome fra questi".
In altri paese è normale prassi, ma in questo momento l'Italia non è un paese normale. E' normale un paese nel quale un premier è pluri-indagato, ha il controllo delle tv, si permette di sbeffeggiare la magistratura? Vedete, noi a ragione o a torto, abbiamo fatto dell'antiberlusconismo un motivo di distinzione. Quindi mi chiedo com'era possibile che io mi comportassi in modo diverso da quello che ho fatto? Come avrebbero potuto i nostri eletti non ascoltare i loro territori, che si sono dimostrati più avanti da chi probabilmente è abituato a vivere a Roma in mezzo chilometro quadrato? Come potevamo avvallare l'abbraccio a Berlusconi, che lo scenario prefigurava? La proposta l'avevamo: Romano Prodi. Persona autorevole, capace e competente. Figura riconosciuta anche a livello europeo, in un momento nel quale c'è tanto bisogno di Europa, di un'Europa politica che sappia dare direzioni certe per farci uscire da una crisi che passerà alla storia.
Fra l'altro quella di Prodi era una proposta che rappresentava quanto di più distante poteva esserci dal temuto inciucio con Berlusconi. E' chiaro, coerente il voto contrario del centrodestra. E' successo al nostro interno qualcosa di ignobile, e vergognoso: 101 parlamentari del PD hanno compiuto, non votandolo, un omicidio/suicidio politico.
Il no a Romano Prodi ha rappresentato una sconfitta identitaria, e per questo ancora più grave. Non esiste una minima ragione di cuore, pancia, cervello, che può giustificare un atto simile.
Prodi il padre dell'Ulivo, colui che, unico, ha sconfitto Berlusconi, per ben 2 volte, non meritava un simile trattamento, e non lo meritavamo neanche noi.
Ero con Amedeo davanti al televisore e vi confesso che mi sarei messo a piangere mentre proseguiva la conta dei voti. Il parricidio si stava compiendo. Chi sono i 101 che per bieche ragioni hanno frantumato un sogno? Io spero, anzi sono certo, che il nostro partito eviterà scissioni, ma come ho già detto agli amici della stampa, l'unica scissione che mi auguro e auspico è quella dei 101. Con queste persone non vorrei, anzi dico non vorremmo, avere più niente a che fare.
C'è qualcuno che mi ha detto che quella di Prodi sarebbe stata una scelta di parte; certo che lo sarebbe stata, ma di una parte che vuole cambiarlo per davvero questo difficile Paese, che vuole rilanciarlo, una parte che vuole che i nostri giovani non tornino a emigrare come i loro trisnonni in Paesi lontani per cercare lavoro, ma soprattutto speranza.
C'è stato anche chi chiedeva di votare Rodotà, ma pure questa, per ragioni diverse, era una scelta che avrebbe frantumato il nostro voto parlamentare.
Come è andata poi lo sappiamo tutti. Abbiamo dovuto implorare Napolitano di tornare a fare il Presidente.
Non era questa la scelta che volevamo, la scelta che all'inizio ognuno di noi avrebbe desiderato, ma alla luce di quanto accaduto, si è resa una scelta necessaria. Forse, anzi certamente, l'unica scelta possibile. Dobbiamo ringraziarlo, per essersi reso ancora disponibile. Ho letto da parte di dirigenti di ogni partito parole di grande elogio nei confronti del discorso di Napolitano. Ho visto tanti Parlamentari applaudire. Posso essere pienamente d'accordo, ma dico però di smetterla di essere ipocriti. La scelta di Napolitano è di fatto una sconfitta della politica (e non certo per colpa di Napolitano), una sorta di commissariamento. Votando Napolitano si è votato un pacchetto che comprende un governo del Presidente, o meglio, un governo di scopo. Se lo si applaude e lo si riconosce come un grande statista, si deve agire di conseguenza. Vedete però, il problema politico è che con sfumature diverse, si è tornati comunque a quello che non volevamo con l'elezione di Marini, cioè un accordo con il centrodestra. Qualcuno mi ha chiesto se Letta Presidente del Consiglio sia un problema per il popolo del PD. E io ho risposto, che per noi il problema è eventualmente Alfano vicepremier...
D'altra parte non dobbiamo perdere di vista la situazione del Paese, che diventa ogni giorno più drammatica, con centinaia di aziende, anche nel nostro territorio, che chiudono lasciando senza lavoro tantissime persone.
Ci sono famiglie, 4 su 10, che non sono più in grado di pagare i mutui aperti, che faticano anche a fare la spesa. La cosa che più mi ha fatto rabbrividire è l'aver letto che tante famiglie rinunciano alle cure mediche del dentista per i propri figli. Io appartengo ad una generazione nella quale, pur in presenza di difficoltà economiche, i genitori non privavano mai e poi mai i figli delle cure mediche. Siamo al dramma. Dobbiamo essere consapevoli che c'è una forte richiesta sociale di dar vita ad un governo. Le paure, i timori, i dubbi della nostra gente potranno essere cancellati solo se il Governo sarà in grado in tempi brevissimi di dare delle risposte concrete ai cittadini e al Paese. Legge elettorale, lavoro, IMU, cassa integrati, scuola e sanità, riduzione dei costi della politica e del numero dei parlamentari, con il passaggio a un sistema monocamerale.
Ci convincono le proposte dei dieci saggi, anche perché erano le proposte del nostro programma di governo. Si dia attuazione e lo si faccia in fretta.
E in questo ci deve essere anche un partito. Con dirigenti e militanti che non debbono rassegnarsi e compiacersi delle rovine. L'elezione di Debora Serracchiani, da questo punto di vista, rappresenta un raggio di sole, una speranza.
E' necessario andare avanti. Verso una direzione, che i prossimi congressi dovranno indicare con lungimiranza e nettezza. Questa volta nessuno pensi di cavarsela, solo cambiando il segretario.
Il progetto del PD è stato volgarizzato, indebolito, dai troppi personalismi e attacchi interni. Ora senza timori dobbiamo chiederci qual è la direzione che vogliamo prendere. Che tipo di organizzazione, di struttura, vogliamo darci. Quali sono le soluzioni migliori per il Paese e per il partito. Lo dobbiamo fare senza voltarci indietro, consapevoli che solo chi guarda avanti sa, se non vedere, intravedere nuovi orizzonti. Lo dobbiamo ricercare senza un falso unanimismo, e senza preoccuparci di dover diventare neutri per non scontentare nessuno. Noi vogliamo un'identità certa, riconosciuta, soprattutto una identità che dia speranza ai tanti milioni di italiani che hanno visto peggiorare esponenzialmente la qualità della loro vita, e nonostante ciò non si sono riconosciuti nel nostro programma, che era stato pensato per aiutarli, e non ci hanno dato fiducia.
Cari amici, la vostra rabbia è la nostra speranza.



Daniele Zoffoli
Segretario territoriale PD cesenate


Ma pur nello sconforto totale rimane ancora la convinzione che il PD non sia morto, vacilla, barcolla, ma è ancora in vita, anche se in molti, anzi in troppi, ad ogni livello, hanno tentato di brutalizzarlo. In alcune scelte si sono compiuti gravi errori di valutazione politica, bisogna riconoscerlo, ma in altri casi piccoli e grandi personalismi, logiche limitate e limitanti, opportunismi di vario tipo, l'hanno fatta da padrone nell'assumere o contrastare decisioni.
Siamo consapevoli che il PD sia in grave e grossa difficoltà, ma l'idea per la quale era stato creato è un'idea giusta, attuale, ancora utile al Paese. Ribadisco, il partito è ancora vivo, si tranquillizzino i nostri avversari politici. Dico questo perché la rabbia, l'indignazione di tantissimi militanti anche nel nostro territorio ci ha mostrato chiaramente che sono ancori vivi la passione e il desiderio di mantenere in piedi i valori che animavano il progetto del Partito Democratico. Meglio la rabbia della rassegnazione e dell'indifferenza.

Sono stati mesi difficili, con primarie che hanno per i toni assunti contribuito a creare più che dei militanti, delle tifoserie, che hanno perso di vista i veri avversari: il centrodestra e il populismo di Grillo. Ci sono stati troppi strascichi, ci si è confrontati più a livello di insinuazioni ed accuse che di idee.
La mancata vittoria alle elezioni, con la sola maggioranza alla Camera, e il non avere i numeri per governare hanno messo a nudo tutte le criticità, le fragilità all'interno del Partito.

Necessario ma senza speranza il tentativo di formare il governo da parte di Bersani. Un tentativo stretto nella morsa di non dovere cercare accordi con il centrodestra e l'impossibilità di poter aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle. Vorrei che fosse chiaro a tutti che un rapporto con il M5S è impossibile: Grillo non vuole riformare il sistema, ma è contro il sistema. Il suo obiettivo è spazzare via i partiti e non dialogare con loro, anche su punti dove la condivisione è totale.
Anche qui un po' di orgoglio, smettiamola di credere e di far credere che Grillo con il 24% rappresenti la totalità degli italiani. Non facciamoci prendere dalla sindrome di Stoccolma. Piuttosto non regaliamogli più le piazze, occupiamole noi.
Questa situazione così complicata, complessa, ha trasferito sulla nomina del Presidente della Repubblica un significato politico come mai era successo prima d'ora.
Qui sono stati commessi alcuni errori politici gravi, nel metodo e nel merito, avallando scelte fra loro contraddittorie.

Veniamo alla proposta Marini. Premetto che non ho assolutamente nulla da eccepire sulla figura di Marini, il quale ha un profilo politico e morale di spessore, avendo fra l'altro combattuto perché nel nostro Paese si vedesse realizzato pienamente il diritto al lavoro. Marini però non era la risposta giusta; in quanto figlia di un accordo con Berlusconi, cioè con colui che ha le maggiori responsabilità per lo stato in cui si trova questo Paese. Tutta la nostra base in modo compatto in questi mesi lo aveva ben chiaro: mai con Berlusconi e con questo centrodestra. Non dimentichiamo che questa era anche una candidatura che non solo aveva trovato un importante dissenso fra i nostri parlamentari, ma rompeva pure l'alleanza con SEL.
Io stesso, come del resto la totalità dei segretari della nostra regione e dello stesso segretario regionale Bonaccini, mi sono adoperato per segnalare ai nostri eletti e ai nostri dirigenti romani tutti i limiti politici della proposta Marini.
Parlavo anche di errori di metodo, che poi diventano sostanza: credo sia assolutamente sbagliato andare da chi, Silvio Berlusconi, qualche giorno prima in un comizio a Bari, aveva messo alla berlina i nostri candidati alla presidenza e dirgli "scegli tu il nome fra questi".
In altri paese è normale prassi, ma in questo momento l'Italia non è un paese normale. E' normale un paese nel quale un premier è pluri-indagato, ha il controllo delle tv, si permette di sbeffeggiare la magistratura? Vedete, noi a ragione o a torto, abbiamo fatto dell'antiberlusconismo un motivo di distinzione. Quindi mi chiedo com'era possibile che io mi comportassi in modo diverso da quello che ho fatto? Come avrebbero potuto i nostri eletti non ascoltare i loro territori, che si sono dimostrati più avanti da chi probabilmente è abituato a vivere a Roma in mezzo chilometro quadrato? Come potevamo avvallare l'abbraccio a Berlusconi, che lo scenario prefigurava? La proposta l'avevamo: Romano Prodi. Persona autorevole, capace e competente. Figura riconosciuta anche a livello europeo, in un momento nel quale c'è tanto bisogno di Europa, di un'Europa politica che sappia dare direzioni certe per farci uscire da una crisi che passerà alla storia.
Fra l'altro quella di Prodi era una proposta che rappresentava quanto di più distante poteva esserci dal temuto inciucio con Berlusconi. E' chiaro, coerente il voto contrario del centrodestra. E' successo al nostro interno qualcosa di ignobile, e vergognoso: 101 parlamentari del PD hanno compiuto, non votandolo, un omicidio/suicidio politico.
Il no a Romano Prodi ha rappresentato una sconfitta identitaria, e per questo ancora più grave. Non esiste una minima ragione di cuore, pancia, cervello, che può giustificare un atto simile.
Prodi il padre dell'Ulivo, colui che, unico, ha sconfitto Berlusconi, per ben 2 volte, non meritava un simile trattamento, e non lo meritavamo neanche noi.
Ero con Amedeo davanti al televisore e vi confesso che mi sarei messo a piangere mentre proseguiva la conta dei voti. Il parricidio si stava compiendo. Chi sono i 101 che per bieche ragioni hanno frantumato un sogno? Io spero, anzi sono certo, che il nostro partito eviterà scissioni, ma come ho già detto agli amici della stampa, l'unica scissione che mi auguro e auspico è quella dei 101. Con queste persone non vorrei, anzi dico non vorremmo, avere più niente a che fare.
C'è qualcuno che mi ha detto che quella di Prodi sarebbe stata una scelta di parte; certo che lo sarebbe stata, ma di una parte che vuole cambiarlo per davvero questo difficile Paese, che vuole rilanciarlo, una parte che vuole che i nostri giovani non tornino a emigrare come i loro trisnonni in Paesi lontani per cercare lavoro, ma soprattutto speranza.
C'è stato anche chi chiedeva di votare Rodotà, ma pure questa, per ragioni diverse, era una scelta che avrebbe frantumato il nostro voto parlamentare.
Come è andata poi lo sappiamo tutti. Abbiamo dovuto implorare Napolitano di tornare a fare il Presidente.
Non era questa la scelta che volevamo, la scelta che all'inizio ognuno di noi avrebbe desiderato, ma alla luce di quanto accaduto, si è resa una scelta necessaria. Forse, anzi certamente, l'unica scelta possibile. Dobbiamo ringraziarlo, per essersi reso ancora disponibile. Ho letto da parte di dirigenti di ogni partito parole di grande elogio nei confronti del discorso di Napolitano. Ho visto tanti Parlamentari applaudire. Posso essere pienamente d'accordo, ma dico però di smetterla di essere ipocriti. La scelta di Napolitano è di fatto una sconfitta della politica (e non certo per colpa di Napolitano), una sorta di commissariamento. Votando Napolitano si è votato un pacchetto che comprende un governo del Presidente, o meglio, un governo di scopo. Se lo si applaude e lo si riconosce come un grande statista, si deve agire di conseguenza. Vedete però, il problema politico è che con sfumature diverse, si è tornati comunque a quello che non volevamo con l'elezione di Marini, cioè un accordo con il centrodestra. Qualcuno mi ha chiesto se Letta Presidente del Consiglio sia un problema per il popolo del PD. E io ho risposto, che per noi il problema è eventualmente Alfano vicepremier...
D'altra parte non dobbiamo perdere di vista la situazione del Paese, che diventa ogni giorno più drammatica, con centinaia di aziende, anche nel nostro territorio, che chiudono lasciando senza lavoro tantissime persone.
Ci sono famiglie, 4 su 10, che non sono più in grado di pagare i mutui aperti, che faticano anche a fare la spesa. La cosa che più mi ha fatto rabbrividire è l'aver letto che tante famiglie rinunciano alle cure mediche del dentista per i propri figli. Io appartengo ad una generazione nella quale, pur in presenza di difficoltà economiche, i genitori non privavano mai e poi mai i figli delle cure mediche. Siamo al dramma. Dobbiamo essere consapevoli che c'è una forte richiesta sociale di dar vita ad un governo. Le paure, i timori, i dubbi della nostra gente potranno essere cancellati solo se il Governo sarà in grado in tempi brevissimi di dare delle risposte concrete ai cittadini e al Paese. Legge elettorale, lavoro, IMU, cassa integrati, scuola e sanità, riduzione dei costi della politica e del numero dei parlamentari, con il passaggio a un sistema monocamerale.
Ci convincono le proposte dei dieci saggi, anche perché erano le proposte del nostro programma di governo. Si dia attuazione e lo si faccia in fretta.
E in questo ci deve essere anche un partito. Con dirigenti e militanti che non debbono rassegnarsi e compiacersi delle rovine. L'elezione di Debora Serracchiani, da questo punto di vista, rappresenta un raggio di sole, una speranza.
E' necessario andare avanti. Verso una direzione, che i prossimi congressi dovranno indicare con lungimiranza e nettezza. Questa volta nessuno pensi di cavarsela, solo cambiando il segretario.
Il progetto del PD è stato volgarizzato, indebolito, dai troppi personalismi e attacchi interni. Ora senza timori dobbiamo chiederci qual è la direzione che vogliamo prendere. Che tipo di organizzazione, di struttura, vogliamo darci. Quali sono le soluzioni migliori per il Paese e per il partito. Lo dobbiamo fare senza voltarci indietro, consapevoli che solo chi guarda avanti sa, se non vedere, intravedere nuovi orizzonti. Lo dobbiamo ricercare senza un falso unanimismo, e senza preoccuparci di dover diventare neutri per non scontentare nessuno. Noi vogliamo un'identità certa, riconosciuta, soprattutto una identità che dia speranza ai tanti milioni di italiani che hanno visto peggiorare esponenzialmente la qualità della loro vita, e nonostante ciò non si sono riconosciuti nel nostro programma, che era stato pensato per aiutarli, e non ci hanno dato fiducia.
Cari amici, la vostra rabbia è la nostra speranza.



Daniele Zoffoli
Segretario territoriale PD cesenate

Ma pur nello sconforto totale rimane ancora la convinzione che il PD non sia morto, vacilla, barcolla, ma è ancora in vita, anche se in molti, anzi in troppi, ad ogni livello, hanno tentato di brutalizzarlo. In alcune scelte si sono compiuti gravi errori di valutazione politica, bisogna riconoscerlo, ma in altri casi piccoli e grandi personalismi, logiche limitate e limitanti, opportunismi di vario tipo, l'hanno fatta da padrone nell'assumere o contrastare decisioni.
Siamo consapevoli che il PD sia in grave e grossa difficoltà, ma l'idea per la quale era stato creato è un'idea giusta, attuale, ancora utile al Paese. Ribadisco, il partito è ancora vivo, si tranquillizzino i nostri avversari politici. Dico questo perché la rabbia, l'indignazione di tantissimi militanti anche nel nostro territorio ci ha mostrato chiaramente che sono ancori vivi la passione e il desiderio di mantenere in piedi i valori che animavano il progetto del Partito Democratico. Meglio la rabbia della rassegnazione e dell'indifferenza.

Sono stati mesi difficili, con primarie che hanno per i toni assunti contribuito a creare più che dei militanti, delle tifoserie, che hanno perso di vista i veri avversari: il centrodestra e il populismo di Grillo. Ci sono stati troppi strascichi, ci si è confrontati più a livello di insinuazioni ed accuse che di idee.
La mancata vittoria alle elezioni, con la sola maggioranza alla Camera, e il non avere i numeri per governare hanno messo a nudo tutte le criticità, le fragilità all'interno del Partito.

Necessario ma senza speranza il tentativo di formare il governo da parte di Bersani. Un tentativo stretto nella morsa di non dovere cercare accordi con il centrodestra e l'impossibilità di poter aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle. Vorrei che fosse chiaro a tutti che un rapporto con il M5S è impossibile: Grillo non vuole riformare il sistema, ma è contro il sistema. Il suo obiettivo è spazzare via i partiti e non dialogare con loro, anche su punti dove la condivisione è totale.
Anche qui un po' di orgoglio, smettiamola di credere e di far credere che Grillo con il 24% rappresenti la totalità degli italiani. Non facciamoci prendere dalla sindrome di Stoccolma. Piuttosto non regaliamogli più le piazze, occupiamole noi.
Questa situazione così complicata, complessa, ha trasferito sulla nomina del Presidente della Repubblica un significato politico come mai era successo prima d'ora.
Qui sono stati commessi alcuni errori politici gravi, nel metodo e nel merito, avallando scelte fra loro contraddittorie.

Veniamo alla proposta Marini. Premetto che non ho assolutamente nulla da eccepire sulla figura di Marini, il quale ha un profilo politico e morale di spessore, avendo fra l'altro combattuto perché nel nostro Paese si vedesse realizzato pienamente il diritto al lavoro. Marini però non era la risposta giusta; in quanto figlia di un accordo con Berlusconi, cioè con colui che ha le maggiori responsabilità per lo stato in cui si trova questo Paese. Tutta la nostra base in modo compatto in questi mesi lo aveva ben chiaro: mai con Berlusconi e con questo centrodestra. Non dimentichiamo che questa era anche una candidatura che non solo aveva trovato un importante dissenso fra i nostri parlamentari, ma rompeva pure l'alleanza con SEL.
Io stesso, come del resto la totalità dei segretari della nostra regione e dello stesso segretario regionale Bonaccini, mi sono adoperato per segnalare ai nostri eletti e ai nostri dirigenti romani tutti i limiti politici della proposta Marini.
Parlavo anche di errori di metodo, che poi diventano sostanza: credo sia assolutamente sbagliato andare da chi, Silvio Berlusconi, qualche giorno prima in un comizio a Bari, aveva messo alla berlina i nostri candidati alla presidenza e dirgli "scegli tu il nome fra questi".
In altri paese è normale prassi, ma in questo momento l'Italia non è un paese normale. E' normale un paese nel quale un premier è pluri-indagato, ha il controllo delle tv, si permette di sbeffeggiare la magistratura? Vedete, noi a ragione o a torto, abbiamo fatto dell'antiberlusconismo un motivo di distinzione. Quindi mi chiedo com'era possibile che io mi comportassi in modo diverso da quello che ho fatto? Come avrebbero potuto i nostri eletti non ascoltare i loro territori, che si sono dimostrati più avanti da chi probabilmente è abituato a vivere a Roma in mezzo chilometro quadrato? Come potevamo avvallare l'abbraccio a Berlusconi, che lo scenario prefigurava? La proposta l'avevamo: Romano Prodi. Persona autorevole, capace e competente. Figura riconosciuta anche a livello europeo, in un momento nel quale c'è tanto bisogno di Europa, di un'Europa politica che sappia dare direzioni certe per farci uscire da una crisi che passerà alla storia.
Fra l'altro quella di Prodi era una proposta che rappresentava quanto di più distante poteva esserci dal temuto inciucio con Berlusconi. E' chiaro, coerente il voto contrario del centrodestra. E' successo al nostro interno qualcosa di ignobile, e vergognoso: 101 parlamentari del PD hanno compiuto, non votandolo, un omicidio/suicidio politico.
Il no a Romano Prodi ha rappresentato una sconfitta identitaria, e per questo ancora più grave. Non esiste una minima ragione di cuore, pancia, cervello, che può giustificare un atto simile.
Prodi il padre dell'Ulivo, colui che, unico, ha sconfitto Berlusconi, per ben 2 volte, non meritava un simile trattamento, e non lo meritavamo neanche noi.
Ero con Amedeo davanti al televisore e vi confesso che mi sarei messo a piangere mentre proseguiva la conta dei voti. Il parricidio si stava compiendo. Chi sono i 101 che per bieche ragioni hanno frantumato un sogno? Io spero, anzi sono certo, che il nostro partito eviterà scissioni, ma come ho già detto agli amici della stampa, l'unica scissione che mi auguro e auspico è quella dei 101. Con queste persone non vorrei, anzi dico non vorremmo, avere più niente a che fare.
C'è qualcuno che mi ha detto che quella di Prodi sarebbe stata una scelta di parte; certo che lo sarebbe stata, ma di una parte che vuole cambiarlo per davvero questo difficile Paese, che vuole rilanciarlo, una parte che vuole che i nostri giovani non tornino a emigrare come i loro trisnonni in Paesi lontani per cercare lavoro, ma soprattutto speranza.
C'è stato anche chi chiedeva di votare Rodotà, ma pure questa, per ragioni diverse, era una scelta che avrebbe frantumato il nostro voto parlamentare.
Come è andata poi lo sappiamo tutti. Abbiamo dovuto implorare Napolitano di tornare a fare il Presidente.
Non era questa la scelta che volevamo, la scelta che all'inizio ognuno di noi avrebbe desiderato, ma alla luce di quanto accaduto, si è resa una scelta necessaria. Forse, anzi certamente, l'unica scelta possibile. Dobbiamo ringraziarlo, per essersi reso ancora disponibile. Ho letto da parte di dirigenti di ogni partito parole di grande elogio nei confronti del discorso di Napolitano. Ho visto tanti Parlamentari applaudire. Posso essere pienamente d'accordo, ma dico però di smetterla di essere ipocriti. La scelta di Napolitano è di fatto una sconfitta della politica (e non certo per colpa di Napolitano), una sorta di commissariamento. Votando Napolitano si è votato un pacchetto che comprende un governo del Presidente, o meglio, un governo di scopo. Se lo si applaude e lo si riconosce come un grande statista, si deve agire di conseguenza. Vedete però, il problema politico è che con sfumature diverse, si è tornati comunque a quello che non volevamo con l'elezione di Marini, cioè un accordo con il centrodestra. Qualcuno mi ha chiesto se Letta Presidente del Consiglio sia un problema per il popolo del PD. E io ho risposto, che per noi il problema è eventualmente Alfano vicepremier...
D'altra parte non dobbiamo perdere di vista la situazione del Paese, che diventa ogni giorno più drammatica, con centinaia di aziende, anche nel nostro territorio, che chiudono lasciando senza lavoro tantissime persone.
Ci sono famiglie, 4 su 10, che non sono più in grado di pagare i mutui aperti, che faticano anche a fare la spesa. La cosa che più mi ha fatto rabbrividire è l'aver letto che tante famiglie rinunciano alle cure mediche del dentista per i propri figli. Io appartengo ad una generazione nella quale, pur in presenza di difficoltà economiche, i genitori non privavano mai e poi mai i figli delle cure mediche. Siamo al dramma. Dobbiamo essere consapevoli che c'è una forte richiesta sociale di dar vita ad un governo. Le paure, i timori, i dubbi della nostra gente potranno essere cancellati solo se il Governo sarà in grado in tempi brevissimi di dare delle risposte concrete ai cittadini e al Paese. Legge elettorale, lavoro, IMU, cassa integrati, scuola e sanità, riduzione dei costi della politica e del numero dei parlamentari, con il passaggio a un sistema monocamerale.
Ci convincono le proposte dei dieci saggi, anche perché erano le proposte del nostro programma di governo. Si dia attuazione e lo si faccia in fretta.
E in questo ci deve essere anche un partito. Con dirigenti e militanti che non debbono rassegnarsi e compiacersi delle rovine. L'elezione di Debora Serracchiani, da questo punto di vista, rappresenta un raggio di sole, una speranza.
E' necessario andare avanti. Verso una direzione, che i prossimi congressi dovranno indicare con lungimiranza e nettezza. Questa volta nessuno pensi di cavarsela, solo cambiando il segretario.
Il progetto del PD è stato volgarizzato, indebolito, dai troppi personalismi e attacchi interni. Ora senza timori dobbiamo chiederci qual è la direzione che vogliamo prendere. Che tipo di organizzazione, di struttura, vogliamo darci. Quali sono le soluzioni migliori per il Paese e per il partito. Lo dobbiamo fare senza voltarci indietro, consapevoli che solo chi guarda avanti sa, se non vedere, intravedere nuovi orizzonti. Lo dobbiamo ricercare senza un falso unanimismo, e senza preoccuparci di dover diventare neutri per non scontentare nessuno. Noi vogliamo un'identità certa, riconosciuta, soprattutto una identità che dia speranza ai tanti milioni di italiani che hanno visto peggiorare esponenzialmente la qualità della loro vita, e nonostante ciò non si sono riconosciuti nel nostro programma, che era stato pensato per aiutarli, e non ci hanno dato fiducia.
Cari amici, la vostra rabbia è la nostra speranza.



Daniele Zoffoli
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